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La cherofobia è definita come la paura della felicità, del lasciarsi andare al piacere e alla gioia. Non è un disturbo clinico riconosciuto ufficialmente, ma un atteggiamento psicologico che porta a frenare i momenti belli per timore che vengano seguiti da dolore, fallimento o perdita.
Negli attori questa dinamica assume un colore particolare: la paura di brillare, la convinzione di non essere mai abbastanza, l’idea che ogni conquista sia effimera e che la delusione sia dietro l’angolo.
La cherofobia degli attori
Chi fa teatro o cinema conosce bene pensieri come:
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“Non mi prenderanno mai a nessun provino.”
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“Non sono all’altezza.”
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“Tanto finirò per fallire, non riuscirò mai a vivere di questo mestiere.”
Sono convinzioni che erodono dall’interno. È come se l’attore temesse il momento in cui, finalmente, potrebbe sentirsi felice, riconosciuto, visto. Meglio allora non sperare troppo, non lasciarsi andare, restare in guardia. Ma questa difesa diventa gabbia: invece di proteggere, impedisce di vivere appieno l’esperienza artistica.
Paura del successo e autosabotaggio
La cherofobia attoriale non è solo paura di fallire, ma anche paura del successo. Molti performer si bloccano proprio quando stanno per ottenere qualcosa di importante: un provino ben riuscito, un ruolo, un applauso sincero. Come se la felicità non fosse un diritto, ma una colpa.
Questo porta all’autosabotaggio: ci si presenta svogliati, ci si ritira prima di tentare, si smorza la gioia di un risultato pensando subito a ciò che mancherà dopo. È un circolo vizioso che allontana dal nucleo stesso dell’arte: il lasciarsi attraversare.
Il mestiere dell’attore: vulnerabilità e coraggio
Fare l’attore richiede un coraggio particolare. Non quello della corazza, ma quello della nudità: esporsi, lasciarsi guardare, farsi attraversare dal rischio del rifiuto e della caduta.
È vero: questo lavoro “ci vogliono gli attributi per farlo”. Ma non sono gli attributi dell’arroganza. Sono quelli della resistenza fragile, del continuare a provare, del non abbandonare il desiderio anche quando sembra impossibile.
Nutrire il pensiero positivo
Contro la cherofobia non servono slogan superficiali. Serve allenare lo sguardo al positivo, non per negare la fatica o l’incertezza, ma per riconoscere che ogni passo è già conquista.
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Accettare i fallimenti come parte del percorso.
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Imparare a ricevere l’applauso senza colpa.
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Riconoscere i momenti di gioia come nutrimento, non come minaccia.
Il pensiero positivo, per un attore, non è ingenuità: è atto politico e artistico. È dire sì alla vita, al teatro, a se stessi, anche quando la paura sussurra che non ce la faremo.
Esercizi pratici contro la cherofobia attoriale
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Accogliere l’applauso
Dopo una prova o una performance, invece di svalutare subito ciò che hai fatto, rimani un momento in silenzio e lascia che l’applauso o il feedback ti raggiungano. Respira profondamente tre volte e ripeti dentro di te: “Posso ricevere questo.” -
Inventario della gioia
Ogni sera, scrivi su un quaderno tre episodi della giornata in cui hai provato anche una piccola forma di felicità (una battuta riuscita, uno sguardo complice, un gesto di cura). È un modo per educare la mente a riconoscere ciò che c’è, invece di concentrarsi solo sulla paura. -
Il corpo come casa
Prima di un provino o di uno spettacolo, dedica 5 minuti a un esercizio fisico semplice: radicamento in piedi, mani sul petto, respirazione lenta. L’obiettivo è ricordare che la gioia e la forza non arrivano solo “da fuori”, ma nascono nel corpo stesso.
Consigli per nutrire un pensiero positivo autentico
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Separare il successo dall’identità: non sei il rifiuto di un provino, non sei l’errore di una battuta. Il lavoro va e viene, la tua essenza resta.
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Condividere con altri attori: la paura perde potere se detta ad alta voce in un gruppo di colleghi. La condivisione è parte della cura.
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Celebrare le piccole vittorie: non serve aspettare la grande occasione. Ogni passo avanti — una nuova sfumatura trovata in un personaggio, un’emozione vera emersa — merita riconoscimento.
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Ricordare che la felicità è strumento di lavoro: un attore che non sa permettersi la gioia, difficilmente potrà raccontarla sul palco.
La cherofobia negli attori è una delle trappole più sottili: temere la felicità per non soffrire. Ma il teatro è esattamente il contrario: un continuo varcare soglie, aprirsi, rischiare.
Accettare la possibilità della gioia è accettare il mestiere stesso.
E allora, più che difendersi, conviene imparare a lasciarsi cadere dentro la vita, sapendo che la felicità non è un lusso, ma parte integrante dell’arte di recitare.
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